Processo a Patty Smith
Premessa: ogni volta che parliamo degli altri parliamo di noi.
Ho assistito all’incontro col pubblico e al concerto di Patty Smith all’Arena Del sole, il 4 aprile a Bologna, ecco alcune riflessioni.
Cosa mi ha deluso di lei:
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L’incoerenza; si dichiara rigorosamente contro il consumismo e poi alloggia al Baglioni e viaggia in Limousine,
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parla contro la guerra ma sempre di quella del Vietnam e quasi mai di quella contro l’Iraq, si schiera politicamente per Obama ma non accenna all’idea innovatrice di un primo presidente degli Stati Uniti donna,
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è per la promozione del valore personale dell’individuo supra partes, e infila nella sua band il giovane figlio bello e inibito che non sa suonare,
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si mostra alternativa e controcorrente ma il suo messaggio, da neo-santona, si riduce a un buonismo divulgatore sintetizzato così: la vita è bella ed è meglio essere felici piuttosto che infelici;
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molto aperta con gli altri in pubblico, molto meno a livello privato.
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l’ostentazione della parità culturale linguistica dei popoli quando confessa di sapere in italiano soltanto le parole “buongiorno” e “acqua calda”: eppure è stata in Italia in tour molte molte volte…possibile che non abbia imparato un po’ la nostra lingua…solo noi dobbiamo sapere l’inglese?
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Il suo antidivismo e la sua repulsione per i lustrini delle stars, quando lei, poi, senza lustrini, si propone assolutamente come una star!
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Il fatto che sia superata e un po’ datata; come i partigiani, l’antinucleare, la Pepsi Cola.
Cosa mi è piaciuto di lei:
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Che è diabolica
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La coerenza dal punto di vista del look sempre maschile.
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A 61 anni è magnetica e disarmante come un’adolescente.
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Rappresenta un modello di fascino oltre il “femminile” rappresentato nell’immaginario collettivo popolare.
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Canta da dio! Anzi, da dea!
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Tenera terribile poetessa, carisma da sciamana.
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Che è superata e datata come i partigiani, l’antinucleare, la Pepsi Cola.
Parola chiave: UNICA!
Con inquietante perplessità,
Vostra Antonietta



